novembre 2014

I Confusional Quartet nacquero a Bologna alla fine degli anni ‘70 col nome di Confusional Jazz Rock Quartet come gruppo solo strumentale. Le loro prime apparizioni al Punkreas convinsero Oderso Rubini a inserirli nel cartellone di Bologna Rock, il festival del 1979 che radunò il meglio dell’area punk e new wave bolognese (Windopen, Gaznevada, Skiantos, Luti Chroma, Bieki, Frigos, Andy J Forest, Naphta, Cheaters). Il loro celebre set aperto da una corrosiva versione di Volare (loro primo singolo) diede al gruppo la spinta necessaria a registrare il primo omonimo LP (1980) con la produzione di Giovanni Gitti. Benchè visivamente si presentassero come una versione italiana dei Devo con tute bianche industriali, il gruppo di Lucio Ardito (basso), Marco Bertoni (tastiere), Gianni Cuoghi (batteria) e Enrico Serotti si caratterizzò musicalmente con uno stile che mescolava in maniera casuale e confusa rock, disco, jazz, beguine, elettronica e rumorismo, rivelando un attitudine vicina al futurismo italiano; in questo senso brani come Orinoco Blues, Paranoia, XXX ?, Trallà Papppà (sì, con 3 p), Bologna Rock, Guerra In Africa, Nedbo Zip, Beguine Sulla Luna non appartengono a un genere definito ma a due, più o tutti i generi. Dadaismo e iperrealismo sono la base dei successivi progetti del gruppo Confusional Quartet EP (1981; Plastic City Dinamic, Sigla 1, Sigla 2, Sigla 6), Documentario (1981; Pubblicità, Cos’è) e il singolo Moda Kermesse (1982) che costituiscono uno studio sulla commercial music e insieme di arte performativa.

Il gruppo si scioglie subito dopo per riemergere con Italia Calibro X (2011) e Confusional Quartet (2012; Futurfunk, One Nanosecond In Tunisia, Verme, Amaricante, Newnewwave, Sensosan) che recupera meglio la verve del primo periodo. Nel 2014 il gruppo ritorna con un altro ambiziosissimo progetto Confusional Quartet Play Demetrio Stratos. Con l’ausilio di Gitti vengono recuperati i nastri dell‘ultimo concerto solista dell’indimenticabile cantante degli Area per filtrarli attraverso fasce sonore che intersecano liberamente sperimentazione sonora, canzone pop formale, progressive anni Settanta, jazz rock. Nel disco le incredibili diplofonie e triplofonie di Stratos vengono frullate e annegate in arrangiamenti contorti e raffinati che abbracciano ora il primitivismo (AgainST, Mr. Troja, Ui), ora la dance con allusioni esotiche (CCTV, la marcia sferragliante di Alessandria), ora il pop devoluto (Manifest’o, Der Pasolini), ora il jazz-progressive furente dei King Crimson (Cometa Rossa, Sembra, S. Maria Di Ouch) fino a spingersi in territori di confine come nel raga spettrale di Molto Poko, nel minimalismo di Disco D’Oro, nel dramma atonale alla Residents di Fazzarazza. Il risultato è probabilmente molto vicino a un ipotetico disco degli Area se avessero avuto il tempo d’interpretare le canzoni soliste di Stratos e avessero avuto la tecnologia opportuna per sviluppare la loro fusione di free-jazz ed elettronica. Quello dei Confusional Quartet è un album complicato, estremamente introspettivo e forse pretenzioso; di sicuro necessita di un ascolto molto attento per essere metabolizzato. Ma nel loro lavoro di impeccabile analisi e ricerca sonora, il gruppo ha decisamente superato la prova.

di Alfredo Cristallo

novembre 2014

novembre 2014

novembre 2014

novembre 2014

Ci sono venute in mente quelle interviste impossibili di radiofonica memoria, nelle quali personaggi del più o meno lontano passato venivano intervistati da intellettuali del presente, di fronte all’operazione messa in piedi dai Confusional Quartet, band bolognese alfiere della new wave più sperimentale fra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta (tornata da poco sulle scene) e la voce più incredibile e audace che abbia calcato i palchi e gli studi di registrazione italiani: Demetrio Stratos, cantante degli Area. Poco prima della morte del cantante Gianni Gitti, produttore della band bolognese e prima fonico di Stratos, registrò al teatro San Leonardo di Bologna delle performance soliste di Stratos: oggi a 35 anni di distanza i Confusional Quartet, venuti a conoscenza di quei nastri, hanno deciso di costruire dei brani partendo da quegli esercizi vocali. Operazione ardita, rischiosa, ma affrontata con impavida scioltezza dal quartetto bolognese.

Con rispetto, ma senza timori reverenziali, la voce di Stratos viene trattata come uno strumento, elaborata, sezionata, mandata in loop e su di essa si stagliano le evoluzioni sonore libere e fluide degli strumenti. E’ un senso di giocosa libertà che si respira, in questo pienamente in linea con l’attitudine manifestata da sempre dagli Area. Ma il risultato non sempre è pienamente convincente, gli arrangiamenti tendono molto spesso verso la dance e la voce di Stratos sembra annegare in un mare che non è il suo.Accade in Alessandria o nell’electropop anni ’80 di Der Pasolini,  ma anche nella cover, l’unica presente nel disco, di Cometa Rossa, che se mantiene in parte la forza e l’impatto dell’originale nella parte strumentale si perde proprio nella partitura vocale fin troppo frammentaria. Altre volte la voce viene usata in inspiegabili tourbillon sonori, al limite del fastidio, come in St. Maria di Ouch! Un esperimento coraggioso, ma solo in parte riuscito, del resto in musica non sempre gli incontri fra personalità diverse danno i frutti che promettono. Le cose migliori sono in quei brani (Mr. TrojaFazzarazza) in cui il jazz rock futurista del Confusional Quartet gioca con senso dell’umorismo, un aspetto presente negli Area soprattutto dal vivo, e nella libera scioltezza dell’improvvisazione.

Ignazio Gulotta

novembre 2014

Protagonista della scena new-wave italiana degli anni `80, il Confusional Quartet si è sempre distinto per non essersi crogiolato in un solco musicale già ben definito, ma per essersi sempre spinto più in là, ricreando, sperimentando e andando oltre se stesso, oltre le atmosfere new-wave, oltre la spazialità del jazz e la schiettezza del rock.

La reunion del 2011, che aveva fruttato due album inediti, prosegue secondo questo paradigma conducendoci aConfusional Quartet Play Demetrio Stratos.

Sono molte e diverse le peculiarità di quest`ultimo lavoro discografico. La più importante è sicuramente la presenza della voce, scelta che si contrappone alla natura storicamente strumentale del quartetto. Più esattamente, però, si dovrebbe parlare di una presenza-assenza, di un ospite-fantasma e co-protagonista virtuale. 
Stiamo parlando dell`immensa voce di Demetrio Stratos, a cui una breve presentazione, oltre ad apparire goffamente superflua, non renderebbe affatto giustizia.

In questa operazione di ripescaggio ricopre un ruolo fondamentale Gino Gizzi, produttore degli Area. Fu proprio lui a registrare le performance vocali del febbraio 1979 regalate dal cantate al Teatro San Leonardo di Bologna, ultimo concerto di Stratos, e riutilizzate in fase di registrazione. Un preziosissimo bis a distanza di 35 anni. 
L`intenso lavoro di Gitti e del quartetto assume dunque i tratti di uno scavo archeologico-musicale che porta magicamente in superficie questi tredici brani (dodici godibili inediti ed una pregevolissima cover di Cometa Rossa) che ci catapultano magicamente nel bel mezzo degli anni `80.

La sperimentazione avviene chiaramente su più livelli. Le improvvisazioni vocali, le escursioni tonali, i vocalizzi circensi e pirotecnici di Stratos si fondono quasi per miracolo al tessuto di sonoro del quartetto bolognese secondo un processo di reciproca influenza. Sta proprio qui l`originalità di questo singolare tributo: non si è semplicemente trattato di musicare le performance vocali di Stratos; queste, piuttosto, sono state manipolate, mixate e lavorate a tal punto che il titolo del disco è da intendere in maniera assolutamente letterale.

Il Confusional Quartet ha infatti `giocato` con una voce immensa senza mai mancarle di rispetto, per poi musicarla senza tradirne l`essenza, riuscendo a conciliare la natura divulgativa del tributo alla complessità – non solo vocale – di un artista del calibro di Demetrio Stratos
Tanto di cappello.

Andrea Carianni

novembre 2014

novembre 2014

novembre 2014

È uscito “Manifest’O” il secondo singolo e video estratto dall’album dei Confusional Quartet dal titolo “Confusional Quartet Play Demetrio Stratos”.
Dal nastro dell’ultima performance registrata da Demetrio Stratos, la band ha tratto un discorso che l’artista rivolge al pubblico. Nelle sue parole è racchiuso molto di quello che può essere definito lo spirito della ricerca artistica degli anni ’60. Gli ultimi rivoli della beat generation.
Dice Demetrio Stratos al pubblico:
“Volete che io spieghi il mio lavoro? Preferirei di no, perchè ognuno di voi abbia la libertà di fare la propria esperienza sonora…”
Allora l’artista, davanti ad una platea gremita e attenta, composta da gente seduta per terra all’interno di una grande chiesa sconsacrata (il teatro San Leonardo di Bologna) mostrava la sua opera, senza sottotitoli o spiegazioni. Anzi, si augurava la libertà di interpretazione dell’ascoltatore nella esperienza spettacolare soggettiva.

CONFUSIONAL QUARTET PLAY DEMETRIO STRATOS
Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni “stratosferiche” che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.
Nel decennio a cavallo degli anni ’70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l’istanza d’esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un’amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.
Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l’inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l’intera esibizione sul palco.
Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell’esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c’è! E che voce!
Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt’altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per “Cometa Rossa”, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area presente nel disco, e per “Manifest’o”, un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio.
I fondamenti su cui si regge l’intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie “storte”, ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.
Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.
Fautori speciali del progetto, oltre all’etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

ottobre 2014

Lavoro ambizioso quello del Confusional Quartet: comporre dei brani costruiti su tracce vocali inedite registrate trentacinque anni prima dal compianto Demetrio Stratos. Sembra strano, ma non è uno scherzo! Si tratta realmente del mitico cantante greco naturalizzato italiano noto per le sue straordinarie doti vocali, per i suoi avveniristici esperimenti sulla voce umana e ai più, per essere stato il frontman degli Area, una delle band italiane più importanti degli anni 70 e forse di sempre. Il materiale al quale la band bolognese ha attinto per tale esperimento discografico risale all'ultima esibizione solistica dal vivo di Stratos avvenuta al teatro San Leonardo di Bologna, registrata dal loro produttore Gianni Gitti. Da questa base di partenza scaturiscono 13 tracce molto diversificate fra loro in bilico fra Progressive, Jazz Fusion, Electro Pop per approdare addirittura nei territori della Disco-Dance anni 80 (ascoltare per credere un irriconoscibile Cometa Rossa, cover del celebre brano degli Area). E' molto curioso notare come il disco, che si apre con tre tracce dalle sonorità più chiare e marcatamente Disco o Pop (Cometa Rossa, Manifest'o e Alessandria), man mano che si prosegue con l'ascolto cambi letteralmente sound diventando più teso e cupo culminando addirittura con l'orrorifico brano Rock-Prog sperimentale S. Maria di ouc. Se alcuni brani presentano una struttura ben definita, soprattutto quelli più marcatamente Electro Pop o dalle sonorità Prog (come il trascinante e notevole Mr. Troja, che alterna parti suonate in 7/4 a parti suonate 4/4), altri risultano averne una più aperta arrivando a somigliare a delle sonorizzazioni o commenti musicali alle istrioniche linee vocali del maestro greco (è il caso dei brani più rumoristi e sperimentali come la lenta Molto Poko). In tutto questo la voce di Stratos spesso risulta affogata dall'eccessiva stratificazione sonora, altre volte snaturata, resa quasi irriconoscibile; tuttavia in generale il lavoro svolto dal Confusional Quartet è di notevole interesse, buona qualità e decisamente originale. Un commento a parte merita Fazzarazza un intrigante, ipnotico e movimentato brano jazz sperimentale che può ricordare alcuni brani del miglior Mike Patton, il quale per sua stessa ammissione paga un grande debito nei confronti del grande cantante. La chiave di lettura del lavoro, che prende distanza dalla sperimentazione musicale pura e senza limiti come la intendeva Demetrio Stratos, si può ricercare nell'accostamento di generi e atmosfere musicali completamente diverse fra loro che letteralmente spiazzano l'ascoltatore.

Andrea Schirru

MUZI KULT n°14

settembre 2014

settembre 2014

settembre 2014

Trentacinque anni di polvere ci sono voluti perché lo storico quartetto bolognese deiConfusional Quartet riuscisse a ripescare dall'archivio privato del fonico Gianni Gitti un immemorabile pezzo della storia musicale italiana. Nel febbraio del 1979 il Teatro San Leonardo di Bologna fece da palcoscenico all'ultima esibizione live di Demetrio Stratos, l'indimenticato musicista di Alessandria d'Egitto scomparso prematuramente lo stesso anno. La voce di  Stratos passò alla storia per l'incredibile unicità del suo timbro, le innaturali capacità tecniche ma soprattutto per l'avanguardia dell'approccio musicale, forse ancor oggi non totalmente compreso.

La registrazione pubblicata nel Maggio di quest'anno è composta da tredici brani, di cui due cover (Cometa Rossa e Manifest'o) e raccoglie quell'indimenticabile momento in cui il JazzRock dei Confusional Quartet si fonde con le sperimentazioni sonore delleader degli Area (scioltisi qualche mese prima) che regala al pubblico la parte migliore del suo repertorio, improvvisazioni, ricami vocali, diplofonie e triplofonie di rara genialità.

I brani contenuti in questo lavoro ci riportano a sonorità tipiche della New Wave italiana dei 70-80, legate ritmicamente al movimento jazzprog vicino agli Area ma con divagazioni elettroniche e sperimentali .

Oltre ad un evidente valore storico, consiglio l'ascolto di questa raccolta soprattutto a chi è più lontano da questa epoca musicale per provare ad immergersi in un modello musicale ancora attualmente innovativo: ogni schema armonico/ritmico veniva realizzato per essere stravolto, fatto e sfatto nello stesso tempo, ogni ricamo musicale non era mai fine a se stesso ma funzionale all'insieme collettivo. Una musica globale, priva di protagonisti e ricca di attori a servizio dell'unico grande fine: di accendere le menti della gente e portare avanti un pensiero comune.

Stefano di Ielsi

IL MANIFESTO

24 agosto 2014

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luglio 2014

Ci voleva un gruppo traversale come il Confusional Quartet per omaggiare il genio di Demetrio Stratos, artista poliedrico venuto a mancare nel lontano 1979 e sperimentatore vocale tra i più stimati nel mondo. Cantante dei Ribelli prima e degli Area poi, Stratos ha lasciato nei suoi anni di attività un patrimonio culturale e di studio difficilmente raggiungibili, uno status di culto e devozione da parte sia della critica che dei fan. A riportare in vita la voce di Demetrio è un curioso quartetto bolognese sempre sul confine tra new wave, prog e jazz rock, attivo dal 1980. Cosa ha combinato qui il complesso formato da Lucio Ardito (basso), Marco Bertoni (tastiere), Enrico Serotti (chitarra) e Claudio Trotta (batteria)? Ha costruito brani attorno a registrazioni inedite delle sperimentazioni vocali degli anni ’70 fornite da Gianni Gitti (produttore del gruppo) che aveva lavorato con il cantante di origine greca nelle sue ultime performance live. Gianni aveva registrato alcune improvvisazioni per sola voce nell’ultima tourneè di Stratos e questa base di partenza è andata a formare l’ossatura di Confusional Quartet play Demetrio Stratos. Escludendo Cometa Rossa, che riprende uno dei pezzi più rappresentativi della potenza degli Area, il disco presenta brani totalmente inediti e parecchi sono i momenti interessanti in cui il gruppo sembra quasi jammare attorno ai passaggi di Demetrio, a partire da Manifest’o in cui il vocalist racconta la sua arte mentre il Confusional si lancia in un funky pieno di groove e molto coinvolgente. Non sempre c’è un vero interplay tra le parti ma il progetto è pensato anche per fungere da tramite per riscoprire un personaggio straordinario e alcune sue piccole creazioni che ancora non si conoscevano. Difficile non lasciarsi trasportare da song come Fazzarazza Alessandria, episodi trascinanti e che mostrano ancora una buona dose di freschezza esecutiva. L’atteggiamento è sempre quello di una band sfrontata e vogliosa di confrontarsi con diversi generi e le improvvisazioni di Demetrio sono la base per riproporre il loro tipico sound, oramai maturato ma ancora affascinante.Confusional Quartet play Demetrio Stratos è l’ennesima conferma di come il personaggio abbia attraversato i decenni e conquistato un posto di rilievo nell’immaginario collettivo, di come abbia travalicato generi e concetti, di come la sua figura risulti punto di riferimento concreto per musicisti di estrazione anche diversa tra loro. (Luigi Cattaneo)

luglio 2014

Sono tornati non da molto e sono pronti per il secondo album. Inutile stare a rispiegare il concetto che sta dietro, il titolo dice già molto e il resto lo trovate sui canali ufficiali. Progetto più o meno complicato, più o meno pretenzioso o azzeccato: a togliere tutte le discussioni che ci sono intorno rimane quasi un'ora di musica eccezionale.

Un tappeto di suoni che si alza a muro in molte occasioni, capace di accompagnare senza mai lasciare da soli dall'inizio alla fine, in cui si mescola anche in maniera discordante la voce di Demetrio Stratos. Un viaggio lunghissimo (ma mai abbastanza) nel quale i Confusional Quartet ci accompagnano nella loro visione e conoscenza della musica, passando da momenti che scavano nella psiche a passaggi di una velocità e scioltezza estreme.
Sicuramente un disco più difficile del precedente, per metabolizzazione e sperimentazione intrinseca, che si spinge effettivamente fino a fasce di suoni difficilmente comprensibili. Provare a partire con Der Pasolini è un'ottima idea, che fonde tutto questo lavoro di spinta estrema con un andamento adatto a tutto e una musica ineccepibile.

Va preso per quello che è, un lavoro intensissimo di ricerca e analisi dei suoni fatto da una delle band con uno dei più alti carichi di intelligenza musicale italiani (e dal vivo sono anche meglio, garantito).

giugno 2014

Ritorna la voce in un gruppo che la voce non l’ha mai avuta.
E ritorna con il solito piglio istintivo e viscerale.
Ritorna infatti Demetrio Stratos nel nuovo album dei Confusional Quartet.
 
L’ex frontman degli Area aveva abbandonato il gruppo per dedicarsi alle sue sperimentazioni da solista. Nel 1978 la sua strada si incrociò con quella di Gianni Gitti, produttore dei Confusional Quartet, il quale registrò Demetrio Stratos alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio. Nel febbraio del 1979, con microfoni, mixer e il solito Revox, Gitti seguì ancora Stratos per le ultime esibizioni da solista prima che l’indimenticato artista ci lasciasse.
Sono improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e durante l’intera performance sul palco al Teatro San Leonardo di Bologna quelle finite sui nastri del produttore dei Confusional Quartet e riprese 35 anni dopo la morte di Demetrio Stratos.
La voce diventa parte dell’impianto sonoro di una band spesso accostata a new wave, jazz e rock sperimentale negli anni ’70, la quale ha deciso di riunirsi nel 2011, di pubblicare due album e di iniziare il suo percorso per questo nuovo disco dalla voce, quella di Demetrio Stratos.
Si parte infatti dalle emissioni dell’artista di origine greca e nella cover di “Cometa rossa” si comprende sin da subito che le strade di Confusional Quartet e Demetrio Stratos si incrociano in un’operazione di riscoperta e di divulgazione sapientemente gestita.
 
Chissà come la polifonia vocale, le risonanze e la poesia sonora dell’ex frontman degli Area si sarebbero evolute nel corso di questi 35 anni. Quel che è certo è che il messaggio della voce di Demetrio Stratos rimane tanto libero, quanto sperimentale. E se poi anche la moglie Daniela Ronconi Demetriou e Paolo Tofani degli Area hanno apprezzato il lavoro…

giugno 2014

Con una reunion che ha esaudito alla grande la tipica funzione di ogni reunion (riportare in auge un nome glorioso), il Confusional Quartet, primizia della new wave italiana, torna con un progetto se possibile ancor più autoreferenziale o perlomeno archeologico, “Play Demetrio Stratos”.

Il titolo dice già tutto; il quartetto quivi costruisce brani basandosi su registrazioni inedite del grandevocalist di origini greche, ex-cantante degli Area. Il remix senza parole di “Cometa rossa” è però forse l’unico brano degno di un progetto del genere, quello in cui davvero si realizza la fusione delle sorgenti: una “toccata” fantasiosa e virtuosa del cantante e poi un’incontenibile danza nel loro più tipico stile demenziale.
Il funk progressivo di “Manifest’O” nella parte vocale è ciò che dice il titolo, un saggio noiosamente parlato di Stratos, un manifesto della sua estetica, ma al lato pratico sembra scimmiottare tendenziosamente la “Giorgio By Moroder” dei Daft Punk.

Nel resto dei brani il complesso mette in loop, così come nell’epoca d’oro incollava campionamenti casuali, alcuni vagiti e vocalizzi non molto udibili del cantante, che per come suonano potrebbero essere di chiunque (anche dei preset digitali otterrebbero lo stesso effetto), e, cosa anche più grave, lo fa in modo davvero sgraziato, oltre che altamente frammentario e bambinesco, e il risultato è spesso imbarazzante contando lo spessore del nome coinvolto.

A parte il clima infuocato di “Mr. Troja” e lo swing di “Fazzarazza”, altra lontana memoria dei loro esordi, è un misto di tributo e profanazione che sfocia nella bieca tattica commerciale. Ultime registrazioni di Stratos prima della scomparsa (1979), riportate alla luce solo trentacinque anni dopo dal mentore e produttore del quartetto, Gianni Gitti.

giugno 2014

Non sono uno di quelli che storce il naso di fronte all'utilizzo di voci che non ci son più su musica muova, anzi. In fondo anche la letteratura ed il cinema spesso utilizzano sensazioni revivant per infondere nuove linfe artistiche in un mondo culturale sempre più assuefatto di tecnoditate e poco altro. L'esplosione Confusional Quartet paly Demetrio Stratos sta molto nel programmatico titolo: la voce, declinata in tutte le possibili modalità a cui lo scomparso e compianto Stratos ci aveva educato, è qui strumento tra gli strumenti, mai sovrasta e mai sorpassa.

Il lavoro musicale dei Confusional Quartet, quartetto bolognese con nuovo si batterista ma storia musicale radicata nei primi anni ottanta è un profluvio innarestabile di convulsioni no wave, suggestioni etno parmigiane, propulsioni marinettiane e chi più ne ha ne metta ma mai, ribadisco, mai superando un gusto sopraffino nella composizione. L'utilizzo, con la benedizione della moglie di Demetrio e la cortesia di Gitti, detentore dei nastri, della voce, di "quella" voce è perfettamente coniugato al punto che, vien quasi da pensare, che con la curiosità intelletuale che lo contraddistinse, lo stesso Demetrio in universo parallelo, stia già tenendo concerti con i fantastici quattro. Oltrearea, se mai si può, e qui si può. (Marcello Valeri)

giugno 2014

Incredibile esperimento di uno dei maggiori gruppi strumentali della new wave che suona le ultime registrazioni vocali del più grande cantante italiano di tutti i tempi.
Tutto comincia a Bologna nel 1979 quando Demetrio Stratos porta un suo spettacolo al Teatro San Leonardo di Bologna. Demetrio non poteva sapere che quelle sarebbero state le sue ultime registrazioni, poiché ammalatosi di anemia aplastica, morirà il 13 giugno 1979 a New York, dove era andato per tentare di curarsi.
Stratos è forse stato il più grande cantante che abbiamo visto sul pianeta Terra.
La sua voce poteva fare diplofonie e triplofonie, e lui lasciò gli Area nel 1979 per dedicarsi completamente alla ricerca musicale, ad esempio in collaborazione con il Cnr di Padova.
Egli era profondamente convinto che il modo di cantare occidentale avesse ghettizzato l’uso della voce, e prima di morire stava esplorando i canti tradizionali asiatici e tanto altro.
E’ mancato davvero molto presto, ma il danno è stato ancora più grave, poiché con la sua voce stava portando l’uomo dove non era mai stato.
E questo disco è un mirabile ricordo. I Confusional Quartet sono stati molto bravi a musicare garbatamente e con saggezza una bomba a mano come la voce di Stratos.
Il disco ha ricevuto il plauso della vedova di Demetrio e del chitarrista degli Area Paolo Tofani.
Non è certamente musica facile o di intrattenimento, e non vuole esserlo.
Qui c’è ricerca ed innovazione ed una concezione della musica lontana anni luce dal comune. Stratos era un innovatore, e i Confusional Quartet hanno rielaborato le registrazioni seguendo un ideale di fedeltà e anche amore, poiché si sente che amano la materia. Per me è fantastico riascoltare Demetrio, di cui posseggo anche i dischi di pura sperimentazione, e che sento molto più vicino di tanti altri gruppi, poiché lui guardava sempre avanti, convogliando la sua ricerca in una speranza di musica davvero popolare, slegata da interessi economici.
Un’operazione limpida e pura, in tempi di accattonaggio musicale.

giugno 2014

Il Confusional Quartet è stato fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 uno dei più importanti gruppi della new wave italiana e non solo. Un solo LP all’attivo più una manciata di singoli e un 10″ li ha comunque fatti diventare un riferimento assoluto nel panorama musicale di quegli anni.
Scioltisi subito dopo e riformatisi dopo trent’anni, nel 2012 pubblicano questo disco che inizia là dove il primo terminava. Riferimenti futuristi, l’attacco è con un estratto da un discorso di Marinetti, e poi un suono sghembo, tiratissimo, con la chitarra in primo piano e le tastiere acidissime a fare da contraltare a un ritmo sostenuto sempre allo spasimo.
Perennemente senza voce, i quattro rispolverano quella vena artistica che avevano temporaneamente messo nel cassetto, con uno sguardo al passato, ma straordinariamente rivolti verso il futuro.
Una visione musicale che intreccia sapientemente new/no wave, jazz, avanguardia varia, rock e chi più ne ha più ne metta, mantenendo sempre un proprio tratto distintivo dimostrando che nonostante il passare degli anni il suono resta vivo e attuale.
Tra musichette da sigle pubblicitarie e assurdi assoli elettronici infilati malignamente all’interno di brani diversamente strutturati, il disco sciorina una decina di pezzi uno più coinvolgente dell’altro stuzzicando l’ascoltatore in ogni passaggio.
Non c’è tregua fra una traccia e l’altra, tutto scorre e corre granitico e risoluto mescolando i suoni in un affascinante tritacarne musicale.
Anche i titoli dei brani riprendono quella vena ironica che li contraddistinti fin dall’inizio.
Leggete la scaletta del primo e di questo e resterete colpiti da tanta fantasia nell’identificare una traccia dall’altra.
Un’opera matura che apre nuovi orizzonti.

E i nuovi orizzonti sono il loro lavoro recentissimo intitolato Confusional Quartet play Demetrio Stratos in cui i quattro moschettieri partono da una delle ultime registrazioni di Stratos per sola voce, utilizzandola in maniera creativa e cucendoci sopra una colonna sonora intensa.
Su tutto si erge la versione maestosa di Cometa Rossa, straordinaria sia per l’utilizzo della voce di Stratos sia per la scrittura della parte musicale.

Ma se volete un consiglio, ascoltate prima il disco del 2012 e poi avvicinatevi al loro più recente. Non rimarrete delusi.

massimo ODRZ

maggio 2014

Il 22 Maggio è uscito il disco “Confusional Quartet play Demetrio Stratos” arrangiato dal quartetto di Bologna sulla voce inedita del cantante degli Area, recuperata da nastri risalenti al 1979; per saperne di più ho incontrato i componenti del gruppo: Marco Bertoni (tastierista), Enrico Serotti (chitarrista), Lucio Ardito (bassista) e Claudio Trotta (batterista).

Come avete trovato i nastri con incisa la voce di Demetrio Stratos?

Enrico: E’ un nastro revox registrato molto bene da Gianni Gitti alla “Seconda settimana internazionale della performance” una manifestazione artistica che si teneva a Bologna. All’epoca, intorno al 1979, il periodo in cui Stratos andava in giro a fare concerti per sola voce, Gitti lavorava per lui come fonico; quando Demetrio, nonostante venisse da un ambiente professionale dal punto di vista musicale, incontrò Gianni Gitti che era, da un punto di vista tecnico veramente impeccabile; aveva microfoni eccezionali, capsule che aveva solo lui in Italia, aveva il dolby A che per il periodo di allora era il non plus ultra per avere meno rumori; Stratos quando lavorava voleva sempre lui perché gli si apriva un mondo con queste tecnologie sofisticate che per la sua voce era perfetta. Gianni registrò diverse cose di Demetrio, anche delle improvvisazioni libere e naturalmente, la performance. Noi Gianni lo conosciamo perché è stato il produttore del nostro primo disco e praticamente lo sapevamo da tempo che aveva questi nastri, però non c’era mai stata l’occasione per proporgli un lavoro su di loro; poi dopo che ci siamo riformati abbiamo pensato che poteva essere il momento.

Marco: Gianni ha una specie di archivio tipo la caverna di Ali Babà; veramente migliaia e migliaia di cose; nel corso della sua lunghissima carriera ha archiviato tutto quello su cui ha lavorato. La notizia di questi nastri era già da parecchio tempo che girava nell’aria e così meditavamo già da molto di provare a farci qualcosa, però sentivamo che era una cosa importante da non prendere sotto gamba; il nostro stile è proprio quello di pendere le cose sotto gamba, suonare di tutto e sentirsi liberi, e quindi non sapevamo bene come affrontare la cosa; quindi da un punto di vista tecnologico abbiamo dovuto affrontare la produzione in modo diverso dal solito e anche da un punto di vista … come si può dire … per quasi un anno è stato più un percorso umano che musicale perché ha significato andare ad incontrare parecchie volte la moglie di Demetrio e ovviamente parlare con Gianni Gitti. Nel frattempo abbiamo cambiato batterista, è andato via il batterista storico Gianni Cuoghi ed è arrivato Claudio Trotta per cui anche questa è stata una cosa che abbiamo dovuto assorbire all’interno di questo progetto. Da un certo punto di vista l’arrivo di Claudio è stato determinante per il disco; dopo aver digerito questa cosa siamo arrivati in studio assolutamente leggeri e liberi da ogni timore reverenziale. Praticamente abbiamo scritto e suonato un pezzo al giorno. Dal punto di vista compositivo è stato molto veloce; da un punto di vista umano è stato un processo più cauto.


E quando avete ascoltato i nastri per la prima volta che emozione avete provato?

Marco: Ma sai, il repertorio di Stratos lo conoscevamo già; la cosa che ci ha molto colpito è che dai nastri si capisce che è veramente all’apice, al top del suo lavoro con la voce.

Enrico: La cosa che mi ha colpito molto è la qualità tecnica delle registrazioni. Non ho mai sentito dei lavori di Demetrio di pari livello, nemmeno quelli pubblicati o rimasterizzati; le armoniche, la qualità della voce è ottima; il materiale di partenza era il massimo che potessimo desiderare.


Alcune cose quindi sono improvvisate e inedite, altre invece …

Marco: Una è una cover: “Cometa rossa”; in questa serata ha eseguito anche la parte per voce di “Cometa rossa” degli Area non con il testo del disco originale, e noi abbiamo usato questa cosa per suonare la nostra versione di “Cometa rossa”; abbiamo anche ottenuto un parlato che è diventato un pezzo inedito che si intitola “Manifesto” sul quale abbiamo suonato. Ad un certo punto Stratos parla alla gente e ci è piaciuto enormemente perchè dice delle cose molto significative della cultura di quel momento. Ad un certo punto si ferma e dopo questa sperimentazione vocale dice: ”qualcuno è interessato a quello che dico, volete che spieghi? Io preferire di no, perché vorrei lasciarvi libertà di sentire in sostanza quello che vi pare”.

Claudio: Che in poche parole è la sintesi artistica di quel periodo. Però se guardi a livello politico e sociale nel ‘79 si ferma un movimento; infatti nel concerto del ‘79 ci sono delle parole profetiche di Pagani che dice che la forza propulsiva era finita e tutto si era piallato sull’edonismo culturale.


Ed è per questo motivo che alla fine degli anni ’70 vi siete fermati per riprendere nel 2011? Spiegatemi i due eventi.

Marco: Come abbiamo smesso è un po’ lungo da raccontare, è stato un momento molto particolare; si era fermata l’onda propulsiva che ci aveva fatto nascere; il progetto è rimasto nella storia del rock italiano; abbiamo scritto qualche pagina di storia che è rimasta; poi negli anni ‘80 quest’onda si è spenta, si è smorzato tutto; e un progetto come il nostro difficilmente poteva continuare, magari adeguandosi a qualche mercato; purtroppo il nostro era un tasso artistico troppo alto. Ci siamo riformati per caso: dopo credo 35 anni che non ci eravamo visti è uscita un’antologia curata da Alessio Rubini che è uno dei primi produttori del nostro progetto, allora ci siamo trovati ad ascoltare queste cose e ci siamo divertiti tantissimo; così ci siamo chiesti: “perché non ci troviamo a suonare; solo suonare, solo per noi quattro”. Ed è stata una cosa molto forte, molto bella ed emozionante. Abbiamo suonato per tre ore senza dirci una parola e abbiamo visto che quello che facevamo 30 anni prima era ancora dentro di noi, come modi di pensare ai pezzi, agli stacchi, improvvisare, e poi abbiamo continuato.


Apro una piccola parentesi: qualche mese fa è morto Roberto Freak Antoni un personaggio molto importante per Bologna. So che lo conoscevate; parlatemi un po’ di lui.

Marco: All’epoca dei gruppi di Bologna Rock c’erano tantissime band e la più importante furono gli Skiantos, band che diede inizio all’onda del nuovo rock italiano e inventarono il rock demenziale.

Lucio: Abbiamo suonato molto con gli Skiantos anche se il nostro primo impatto tra noi e loro, non con Roberto ma con gli Skiantos, è stato uno scontro perché non volevano che suonassimo; con Roberto invece c’è stato sempre un rapporto cordiale. Skiantos e Gaznevada erano durissimi e non volevano che noi suonassimo perché non eravamo abbastanza Rock. Secondo loro.

Enrico: Roberto ci ha sempre supportati ma diceva che eravamo un po’ difficili un po’ ostici e che la nostra strada era un po’ in salita, ma lo sapevamo anche noi.

Marco: All’epoca ci chiamavamo Confusional Jazz Rock Quartet e questo “Jazz” non andava molto giù a quelli che si sentivano “Rock” e basta. Ma noi suonavamo tantissimi generi, un pezzo diverso dall’altro e alla fine siamo saliti sul palco del Bologna Rock e abbiamo devastato; i commenti alla fine della serata furono che il nostro attacco è stato il più punk della serata. Quando è uscito il primo disco, Oderso ci consigliò di togliere “Jazz” e “Rock” ed è rimasto solo “Confusional Quartet”. Incontrammo anche Johnson Righeira: lui venne a Bologna per suonare il suo genere anni ’60 e il suo primo demo lo suonò insieme a noi; suonammo i suoi pezzettini anni ’60 e forse c’era già una bozza di “L’Estate sta finendo”. Abbiamo suonato molto anche con i Gaznevada.


Tornando al CD, come è stato il vostro approccio? 

Lucio: L’approccio è stato prima di tutto molto rispettoso di quello che stavamo ascoltando perché era una cosa importante e poi perché … come dire … abbiamo cercato di integrarci con la sua voce senza che fosse lui il nostro cantante ne che fossimo noi la sua band; nello stesso tempo cercando di non fare delle cose troppo difficili da capire, come quelle di tanti anni prima; però nemmeno cose troppo commerciali nel senso negativo del termine, ma più fruibili; puoi ascoltare un pezzo dove c’è Stratos che canta o parla e noi che suoniamo. Basta.

Enrico: Stratos fa questi vocalizzi con queste timbriche molto particolari e una persona che non conosce la sua voce può pensare a dei sintetizzatori, a degli effetti, ma … è solo lui. Infatti il disco si chiama “Confusional Quartet play Stratos” perché abbiamo usato solo la sua voce.

Marco: Sicuramente si è formato molto interesse intorno al disco; i pezzi sono firmati dai Confusional Quartet “E” da Demetrio. Sono pezzi inediti firmati anche da Demetrio Stratos; è una cosa molto delicata e molto importante; una cosa molto bella che ha detto Paolo Tofani, il chitarrista degli Area, è stata “probabilmente se Demetrio fosse vivo gli piacerebbe”; anche perché non tenta di ammiccare alla musica colta, seria, concettuale; non è nemmeno il tentativo di rifare gli Area; e questa cosa ci ha fatto molto piacere.

Enrico: Io poi che l’ho sempre ammirato e che è sempre stato un punto di riferimento, sono molto contento di quello che ha detto. Per me l’avventura di questo disco potrebbe anche finire con le sue parole.


Questa domanda l’ho già fatta ad altri gruppi che compongono musica strumentale: come si da il titolo ad un brano privo di parole? 

Lucio: Nel nostro caso, ad un certo punto della lavorazione, Enrico in particolar modo tira fuori dieci titoli che potrebbero essere qualsiasi cosa e abbiniamo i titoli alle musiche.

Enrico: Si va un po’ per assonanze; si dice “Facciamo quello in sei ottave o quello che inizia punk” poi piano piano ti salta in testa qualche parola per qualche suggestione che ti da il pezzo e si battezzano.

Lucio: Ti svelo un aneddoto: la maggior parte dei pezzi dal vivo, li chiamiamo come li chiamavamo prima, per esempio “facciamo quello punk” perché a volta si fa fatica a chiamarli col titolo giusto. Ma poi chi se ne frega, il titolo alla fine è una convenzione.

Claudio: Io è da poco che sono nel gruppo. Conoscevo già il vecchio materiale dei Confusional Quartet e sono stato chiamato per sostituire il batterista storico; la cosa interessante è che mi hanno detto “vieni a registrate la batteria del disco con Stratos” che adoro come loro; ammetto che solitamente non suono questo tipo di musica ma la prima volta che ho ascoltato le basi, loro mi hanno detto “reagisci a quello che senti”; quello che sentivo all’inizio era un disco ambient; mentre provavo li guardavo e mi sono piaciute le loro facce; me li hanno fatti sentire tutti e dopo abbiamo iniziato a costruire le batterie e io reagivo alle loro facce. Mi sono lavato la mente e mi sono buttato nel progetto, cercando di capire come avevano lavorato loro; abbiamo buttato giù il grezzo reagendo in modo emozionale. La cosa interessante è che il lavoro che loro hanno fatto sulla voce di Stratos non solo è rispettoso ma molto emozionale. È per questo che è un disco interessante; mentre io provavo mi sentivo in sintonia con quello che loro avevano creato e soprattutto con il pathos di Demetrio. C’era un onda che sentivo e a cui reagivo; spero anche di vederla nel pubblico questa emozione che è stata la mia reazione. La cosa buffa è che è un disco molto suonato ma è un disco fluttuante; ha una vibra particolare; e c’è Demetrio. C’è tanto Demetrio. Si sente soprattutto ascoltandolo più volte che c’è molto Demetrio. Alla
fine uscirà Demetrio e sempre meno la musica. Ed è per questo che è un disco spirituale.

di Claudio Prandin

maggio 2014

Coraggioso e temerario progetto della storica band bolognese che utilizza alcune registrazioni vocali di Demetrio Stratos, storica voce degli Area, sperimentatore, avanguardista. per costruire un album che ne modernizza il messaggio senza tempo. Tutto intorno funk (no) wave impazzito, fusion estrema, sperimentazione, improvvisazione. Un album particolare, colto, insolito, unico.

maggio 2014

Nel 1979 Gianni Gitti, produttore degli Area, registrò Demetrio Stratos al Teatro San Leonardo di Bologna in quelle che si rivelarono essere le ultime performance soliste prima della sua morte. Trentacinque anni dopo i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce che rappresentano la summa dell’esperienza di questo artista: così è nato Confusional Quartet Play Demetrio Stratos (Expanded Music/Goodfellas), che consiste in nuove composizioni suonate partendo dalla voce del leggendario cantante. Una sfida ulteriore per il Confusional Quartet che da sempre è un gruppo senza cantante.

Cometa Rossa, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area, si avvale di un video firmato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, che ricorre a immagini di Stratos tratte dal famoso documentario La voce Stratos di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato.

maggio 2014

Expanded Music pubblica il 22 Maggio il nuovo album del Confusional Quartet, con la voce di Demetrio Stratos: libertà, impeto e una miscela unica di strumenti e voce.

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni “stratosferiche” che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.
Nel decennio a cavallo degli anni ’70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l’istanza d’esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un’amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.
Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l’inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l’intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell’esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c’è! E che voce!

Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt’altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per “Cometa Rossa“, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area presente nel disco, e per “Manifest’o”, un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio. 
I fondamenti su cui si regge l’intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie “storte”, ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.
Fautori speciali del progetto, oltre all’etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Dal 22 maggio disponibile l’album “CQ play Demetrio Stratos” (di cui Tempi-Dispari ha già scritto), straordinario esperimento in cui si é cimentato il quartetto di Bologna composto da Marco Bertoni – tastiere e programmazione, Enrico Serotti – chitarre e programmazione, Lucio Ardito – basso, Claudio Trotta – batteria e percussioni. Nelle loro parole il racconto della sfida raccolta: creare attorno alla voce di Demetrio Stratos, nei suoi ultimi inediti, un nuovo incredibile album.

TD: Un saluto dai lettori di Tempi-Dispari ai Confusional Quartet. Volete presentarvi?

LUCIO ARDITO
Quattro persone, anche amici, che amano suonare fra loro e non pongono limiti alla loro fantasia ed alla loro creatività. Tutto in un contesto sobrio, senza scimmiottare giovanilismi o mode. La musica come momento di vera aggregazione mentale. Pensa che suoniamo così senza l’uso di droghe…

TD: i Confusional Quartet sono nati negli anni ’70, ed hanno sempre tenuto distante da sé il concetto di genere ed etichetta musicale. Oltre che ascoltando la musica composta, in che modo si potrebbe definire quel che creano i CQ?

ENRICO SEROTTI
Direi il risultato di un lavoro collettivo, aperto, contemporaneo, multidisciplinare per elezione… anche se la musica rimane l’elemento trainante per tutto il resto.
La nostra musica… direi che il nome della band è abbastanza esplicativo, ma la confusione vorrebbe avere un’accezione positiva, confusione come elemento ri-generativo, direi.

TD: strumentale a quattro per scelta da sempre, fino al punto di pronunciare sul palco pochissime o nessuna parola. Ora, una sola illustre e recentissima eccezione… con voi IL cantante:

ENRICO
già, per noi è stato molto emozionante, anche una sfida se vuoi…
Quando si lavora su materiale così importante bisogna fare molta attenzione perchè le critiche possono essere feroci.
Noi abbiamo scelto di giocare con questi suoni quasi extraterrestri, usando tutte le tecnologie a disposizione.
Abbiamo anche programmato un software appositamente per queste voci.
Poi però quando siamo arrivati alla fase compositiva ci siamo lasciati andare, abbiamo scritto tutto il materiale in un paio di settimane.
Siamo stati molto felici soprattutto per come hanno accolto il disco Daniela Ronconi Demetriou, moglie di Stratos, e Paolo Tofani, chitarrista degli Area, grande sperimentatore, mio mito personale che finalmente ho avuto il piacere di conoscere.
Ecco, per quanto mi riguarda non avrei potuto chiedere di più a questo lavoro… e pensare che non è ancora uscito…

LUCIO
La scelta di “non parlare” viene da molto lontano ed è frutto delle brutte figure (qualche volta anche stupide) che molti artisti fanno sul palco e dal fatto che vorremmo che parlasse la nostra musica e anche le nostre immagini. Pensiamo che i musicisti non debbano, poi, aver la pretesa di “alfabetizzare” il pubblico. Se poi ascolti il brano Manifest’o, sull’ultimo album, Demetrio Stratos sintetizza in maniera totale questo concetto: “Per dare la possibilità a ognuno di avere la libertà di pensarla come vuole”. Oggi più che mai!

TD: Dalla Cramps di Gianni Sassi alla Expanded Music con Gianni Gitti. In mezzo a legare il tutto 35 anni, i CQ, Bologna e Demetrio Stratos…

ENRICO
Quando nel 1979 stavamo lavorando al nostro primo album, Gianni Gitti stava realizzando contemporaneamente delle registrazioni per un disco sulla musica e la poesia sonora Futurista, proprio per la Cramps. Noi avevamo 17/18 anni, non sapevamo nulla dei Futuristi, rimanemmo molto colpiti. Ecco, le persone come Sassi sono molto importanti per la cultura di un Paese, nel 1979 ci voleva coraggio a parlare di Futurismo, ti davano del fascio.
Noi invece eravamo allibiti per il fatto che a diciotto anni NESSUNO ci avesse mai, neppure di sfuggita, parlato di un movimento artistico italiano così importante per la cultura planetaria… Per nostra fortuna, capitammo nella “congiunzione astrale Gitti-Sassi”.
Io e Marco conoscemmo Gianni Sassi diversi anni dopo, in occasione di un nostro lavoro sperimentale sulla voce umana, “New Machine Voice”, in cui utilizzavamo materiali di coloro che secondo noi rappresentavano lo stato dell’arte della ricerca sulla voce in Italia, cioè Carmelo Bene, Cathy Berberian e Demetrio Stratos. Mi sembrò molto curioso, molto colto e molto disponibile.

La Expanded Music invece è di Giovanni Natale, che è stato uno dei fondatori dell’ Harpo’s Bazaar e dell’ Italian Records, nostra etichetta di allora. Ovviamente quanto detto per Sassi vale anche per l’Italian Records, per Giovanni Natale, Oderso Rubini, e tutti quelli che hanno avuto il coraggio di contrastare le solite logiche mercantili del “prodotto culturale”.

Gianni Gitti fa parte della band… da allora ci siamo sempre frequentati, abbiamo fatto tante cose assieme, è un caro amico.
E un genio.

TD: “CQ play Demetrio Stratos”: che aspetto, che suoni e che ausili “tecnici” avrà la promozione di questo album dai palchi italiani? E dove sarete in tour?

MARCO
Iniziamo da Bologna, poi Roma, Bari, Firenze Milano. Abbiamo la sensazione che porteremo in giro questo lavoro per un bel po’…
Dal punto di vista tecnico la scaletta sarà composta da quasi tutti i brani del nuovo lavoro, dove la voce di Stratos è affidata alle basi sulle quali suoniamo e ci sarà una massiccia parte visuale in sinc con le musiche.

TD: prima dei saluti chiudiamo con la domanda Tempi-Dispari: con quale personaggio di riferimento avreste sempre voluto collaborare? E in questo vostro particolarissimo caso sentite di esserci riusciti?

MARCO
Bè tra i nostri miti giovanili avevano un posto speciale gli Area e Stratos. Per la parte visuale ci sarebbe piaciuto collaborare con Bela Tarr, ma non si è reso disponibile.

maggio 2014

DEMETRIO STRATOS: a 35 anni dalla sua morte riemergono registrazioni inedite e diventano il nuovo disco dei CONFUSIONAL QUARTET

L’eredità di Demetrio Stratos ed il suo “ritorno” a sorpresa

Expanded Music pubblica il nuovo album del Confusional Quartet, con la voce di Demetrio Stratos: libertà, impeto e una miscela unica di strumenti e voce

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni “stratosferiche” che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.
Nel decennio a cavallo degli anni ’70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l’istanza d’esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un’amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.
Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l’inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l’intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell’esperienza di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c’è! E che voce!

Nelle esecuzioni la voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt’altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per “Cometa Rossa”, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area presente nel disco, e per “Manifest’o”, un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio.
I fondamenti su cui si regge l’intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie “storte”, ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.
Fautori speciali del progetto, oltre all’etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Confusional Quartet play Demetrio Stratos è il titolo della nuova fatica discografica dei Confusional Quartet. Dopo la reunion del 2011 e due album, la band bolognese torna in scena con un progetto che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area, scomparso il 13 giugno di 35 anni fa. 
 
New wave italiana ma anche jazz e rock sperimentale negli anni ’70 per iConfusional Quartet, anche se avevano rifiutato di essere fedeli a un preciso genere musicale. Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio Stratos alla "II Settimana Internazionale della Performance", curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio. Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l'inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance da solista prima della sua morte. Con il leader degli Area partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l'intera esibizione sul palco.
 
Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio Stratos che rappresentano la summa dell'esperienza di questo artista e decidono così di “risuonare” la stessa voce dell'artista e insieme ad essa far vivere nuove inedite composizioni partendo proprio dalla sua voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante.
 
Nelle esecuzioni la voce del frontman degli Area regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora.
 
Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti. 
Fautori speciali del progetto, oltre all'etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni "stratosferiche" che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area. Nel decennio a cavallo degli anni '70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l'istanza d'esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un'amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.

Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla "II Settimana Internazionale della Performance", curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l'inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l'intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell'esperienza di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c'è! E che voce!

Nelle esecuzioni la voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt'altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per "Cometa Rossa", l'unica cover riconducibile all'attività degli Area presente nel disco, e per "Manifest'o", un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio. I fondamenti su cui si regge l'intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie "storte", ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti. Fautori speciali del progetto, oltre all'etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni “stratosferiche” che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.

Nel decennio a cavallo degli anni ’70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l’istanza d’esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un’amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.

Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l’inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l’intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell’esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c’è! E che voce!

Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt’altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per “Cometa Rossa”, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area presente nel disco, e per “Manifest’o”, un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio.

I fondamenti su cui si regge l’intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie “storte”, ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.

Fautori speciali del progetto, oltre all’etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Nel febbraio del 1979 Demetrio Stratos si esibì al Teatro San Leonardo di Bologna. Un anno prima aveva lasciato gli Area per dedicarsi completamente alle sue sperimentazioni di solista. Il produttore e tecnico del suono Gianni Gitti registrò quella performance in cui il leader degli Area si lasciò andare a libere improvvisazioni, diplofoniche e triplofoniche. Sarebbe stata la sua ultima esibizione prima della prematura scomparsa avvenuta nel giugno dello stesso anno. Dopo 35 anni i Confusional Quartet, band storica della new wave italiana anni Ottanta, ha ripescato dagli archivi di Gitti quei nastri rimasti inediti e li ha musicati. Il 22 maggio sarà pubblicato Confusional Quartet play Demetrio Stratos: 10 brani più due cover (Cometa Rossa e Manifest’o) in cui la voce di Stratos torna a risuonare con la stessa misteriosa forza magica, eco di un tempo immemore.

“Cometa rossa”, Stratos secondo i Confusional Quartet

Dall’album “Confusional Quartet Play Demetrio Stratos”, ecco il video ideato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini. Racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo bolognese: “Abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme, senza modificare il suo cantato. Nella nostra versione di ‘Cometa Rossa’, il primo singolo del disco, abbiamo preso l’esatta esibizione di Stratos con gli Area e l’abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni…”. Nel video, le immagini dell’ex cantante degli Area provengono dal documentario “La voce Stratos” di Luciano D’Onofrio e Monica Affatato (photos copyright di Silvia Lelli)

Racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo bolognese: “Abbiamo percorso con Stratos un sentiero artistico e umano. Gianni Gitti conobbe Demetrio nel 1978 in occasione di una manifestazione che allora si teneva a Bologna, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (Settimana internazionale della Performance). Demetrio Stratos s’innamorò dei microfoni, della perizia tecnica e dei registratori di Gianni Gitti e da quel momento volle sempre lavorare con lui, tutte le volte che poteva capitare l’occasione”.

I Confusional Quartet, soprannominati i Devo italiani, conobbero Gitti nel 1977. Ed è stato il quinto Confusional a tutti gli effetti, mentore e primo produttore dell’esordio omonimo del 1980, quello che passò alla storia del rock italiano per la destrutturata e surreale versione di Volare (nel blu dipinto di blu) di Domenico Modugno. Dopo che i nastri sono stati messi a disposizione, il processo di avvicinamento del quartetto all’arte vocale dell’imponente figura di Stratos è stato lento. “Abbiamo ascoltato questi nastri e ci siamo fermati. Da quel momento è iniziato il percorso umano di questo lavoro. Abbiamo incontrato Daniela Ronconi Demetriou, la moglie di Stratos. Ci siamo conosciuti e parlati nel ricordo di tante esperienze con suo marito”.

Capire, entrare nell’animo di Stratos, farsi ispirare dai racconti di un talento naturale nato ad Alessandria d’Egitto, di origini greche, che s’iscrisse all’Università di Milano pur non parlando italiano e che riuscì ad apprenderlo andando al cinema a vedere i film western. “Tutte queste cose ci hanno profondamente affascinato e ispirato. Anche perché dovevamo affrontare questo lavoro con la leggerezza e la velocità con le quali siamo abituati a realizzare le nostre musiche. E quindi, non troppo inchiodati sul fatto che eravamo letteralmente intimoriti ad avere questa voce tra di noi. Per il ricordo e l’ammirazione enorme che abbiamo per Stratos, ma anche perché il Confusional Quartet non ha mai avuto una voce. Per noi è stata un’esperienza molto profonda. Questa fase è durata un anno, quella di scrittura musicale due settimane. Un altro momento molto speciale è stato quando siamo tornati a casa di Demetrio ad ascoltare il nastro del disco insieme alla moglie e alla figlia”.

Stratos, quell’ultima performance del 1979

L’ultima esibizione live del grande Demetrio Stratos avvenne al Teatro San Leonardo di Bologna. Era il febbraio del 1979. Il vocalist aveva abbandonato l’anno prima gli Area, formazione di culto dell’avant-progressive rock  italiano, per dedicarsi esclusivamente alle sue sperimentazioni. Il produttore e tecnico del suono Gianni Gitti registrò per intero quella performance ad alto tasso di azzardi artistici. Il 13 giugno di quell’anno Stratos morì stroncato da una anemia aplastica. Adesso, dopo 35 anni, i Confusional Quartet, band storica della new wave italiana, ha ripescato dagli archivi di Gitti quei nastri rimasti inediti e li ha musicati. Il 22 maggio uscirà “Confusional Quartet play Demetrio Stratos: dieci brani inediti più due cover (“Cometa Rossa” e “Manifest’o”) in cui la voce di Stratos torna a risuonare con la sua proverbiale, inarrivabile, misteriosa malia

E gli altri Area come l’hanno presa? “C’è stato l’incontro con Paolo Tofani, il chitarrista storico, che non ha nascosto i suoi apprezzamenti: “Complimenti ragazzi – ci ha detto – il lavoro mi è piaciuto molto e secondo me sarebbe piaciuto tantissimo anche a Demetrio perché avete affrontato questo progetto non con la spocchia da filologia musicale alla ricerca del mito della purezza, ma liberamente. E questo si sente eccome, nel disco”. Parole che ci hanno sollevato perché dopo tanta full immersion avevamo perso il contatto con quello che avevamo realizzato. Devo aggiungere una cosa molto importante: la registrazione del febbraio del 1979, dopo anni di ricerche e controprove, è l’ultima registrazione fatta in vita da Demetrio Stratos, prima che partisse per gli Stati Uniti. È la testimonianza di un ricerca sulla voce che in quel momento era all’apice. Un potenza della vocalità che sapeva evocare cose incredibilmente antiche quanto moderne”.

I nastri hanno subito trattamenti e manipolazioni per adeguare il cantato alle musiche e viceversa. “Sono successe entrambe le cose, abbastanza mescolate tra di loro, grazie a software appositamente preparati per l’utilizzo delle registrazioni. Lavoro che abbiamo condotto io e Enrico Seriotti, il chitarrista, e che avevamo già sperimentato anni prima con un lavoro che riguardava specificatamente la voce, New Machine Voice”.

Catalogare alcuni aspetti della voce, selezionarli, in alcuni casi campionarli, in altri inserire la voce all’interno di ambienti appositamente costruiti dalla band in Ipad o computer. “In altre situazioni abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme, senza modificare il suo cantato. Nel nostra versione di Cometa Rossa, il primo singolo del disco, abbiamo preso l’esatta esibizione di Stratos con gli Area e l’abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni. In un altro brano cover, Manifest’o, abbiamo riportato una parte del discorso di Stratos senza cambiare nulla”.

Le nuove generazioni cosa potrebbero trovare di interessante in questo lavoro? “È una domanda che ci siamo fatti anche noi. Nei nostri concerti è forte la presenza giovanile non propriamente amante degli anni 80. Abbiamo anche capito che l’artista Stratos non è molto conosciuto. Del piacere della sperimentazione oggi forse si è persa la scintilla. Il nostro obiettivo è quello di far conoscere Demetrio Stratos, di far percepire che c’è la possibilità di utilizzare la voce in un modo incredibile e originale. E che c’è anche la possibilità artistica di potersi esprimere in un modo che sebbene peschi tantissimo lontano nel passato, riesce a portare il discorso artistico così tanto avanti nel futuro. Questa è la grande eredità che ci ha lasciato il Maestro della voce”. Demetrio Stratos è qui e canta ancora con noi.

maggio 2014

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni "stratosferiche" che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.

Nel decennio a cavallo degli anni '70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l'istanza d'esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un'amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.

Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla "II Settimana Internazionale della Performance", curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l'inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l'intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell'esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c'è! E che voce!

Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt'altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per "Cometa Rossa", l'unica cover riconducibile all'attività degli Area presente nel disco, e per "Manifest'o", un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio.

I fondamenti su cui si regge l'intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie "storte", ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.

Fautori speciali del progetto, oltre all'etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Expanded Music pubblica il nuovo album del Confusional Quartet, con la voce di Demetrio Stratos: libertà, impeto e una miscela unica di strumenti e voce

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni "stratosferiche" che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area. 
Nel decennio a cavallo degli anni '70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l'istanza d'esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un'amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale. 

Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla "II Settimana Internazionale della Performance", curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l'inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l'intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell'esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c'è! E che voce! 

Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt'altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per "Cometa Rossa", l'unica cover riconducibile all'attività degli Area presente nel disco, e per "Manifest'o", un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio. I fondamenti su cui si regge l'intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie "storte", ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti. Fautori speciali del progetto, oltre all'etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

Confusional Quartet, storica formazione bolognese della prima New Wave degli anni 80, dal 2011 è tornata in attività ed oggi si appresta a pubblicare un album realizzato attorno ad alcune registrazioni inedite diDemetrio Stratos.
Nel primo periodo di attività, non era difficile sentire la band di Marco Bertoni associata agliArea ed appare, dunque, piuttosto sensata la decisione del loro storico produttore Gianni Gitti di affidare a loro le registrazioni che effettuò con Stratos nel 1979, poco prima che il cantante lasciasse l’Italia per andare negli Stati Uniti a cercare di debellare, purtroppo senza successo, la leucemia che lo aveva colpito.
In una bella intervista uscita la scorsa settimana su La Repubblica, Bertoni racconta il processo di adattamento fatto sulle registrazioni dell’epoca, lasciando intendere che il risultato sarà davvero in grado di lasciare il segno. Gli ex componenti degli Area hanno espresso un certo apprezzamento per il lavoro svolto e Paolo Tofani sembra aver dichiarato: “Complimenti ragazzi  il lavoro mi è piaciuto molto e secondo me sarebbe piaciuto tantissimo anche a Demetrio perché avete affrontato questo progetto liberamente e senza la spocchia da filologia musicale alla ricerca del mito della purezza.”
Il disco Confusional Quartet Play Demetrio Stratos sarà pubblicato il prossimo 22 maggio e conterrà dieci brani brani inediti più due cover (Cometa Rossa e Manifest’o).

maggio 2014

La voce è uno strumento quasi mistico che ha avuto un incredibile sperimentatore ed innovatore in Demetrio Stratos, scomparso fin troppo prematuramente nel 1979. Oggi, a più di trent’anni di distanza, i Confusional Quartet hanno recuperato le registrazioni effettuate dal produttore e tecnico del suono Gianni Gitti in occasione dell’ultima esibizione dal vivo del cantante, nel febbraio dello stesso anno, che poco prima aveva lasciato gli Area per dedicarsi al suo lavoro di ricerca da solista.

Dieci brani più due cover in cui Stratos mostra tutto il suo estro geniale e che il gruppo bolognese ha recuperato così com’erano nelle registrazioni originali, prima musicandoli e poi trattandoli e manipolandoli tramite software specifici per adeguare il cantato alle musiche. Si tratta non solo di un omaggio ad un grande studioso ed esecutore quale Stratos era, ma anche di una testimonianza del suo lavoro di ricerca sulla voce come strumento, un lavoro che  all’epoca era all’apice, una vocalità che sapeva trascinare in sentimenti moderni ed al tempo stesso arcani.

Confusional Quartet play Demetrio Stratos esce il 22 maggio.

Demetrio Stratos vive. E forse non è mai morto davvero.

maggio 2014

Sono passati ormai 35 anni da quella morte improvvisa avvenuta a causa di una gravissima forma di anemia aplastica, ma Demerio Stratos è ancora nel cuore di tanti suoi fan. 
Confusional Quartet, storico gruppo bolognese, ha recuperato dei nastri inediti con alcune registrazioni di Stratos e le ha incluse nel nuovo album "Confusional Quartet play Demetrio Stratos" in uscita il prossimo 22 maggio. 
Si tratta di un'occasione unica per poter ascoltare ben dieci brani più due cover, uella di "Cometa rossa" e di "Manifesto". 
"Abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme - spiega la band -, senza modificare il suo cantato. Nella nostra versione di ‘Cometa Rossa’, il primo singolo del disco, abbiamo preso l’esatta esibizione di Stratos con gli Area e l’abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni…".

maggio 2014

Oggi (22 maggio 2014) esce il nuovo album dei bolognesi Confusional Quartet. Un disco importante, non solo perché i Confusi hanno rappresentato e rappresentano la new wave italiana alla conquista del mondo ma anche perché si potrà ascoltare la voce di Demetrio Stratos (cantante degli Area) a 35 anni dalla sua scomparsa.  Il Confusional Quartet ha, infatti, musicato alcune registrazioni scovate nell’immenso archivio sonoro di Gianni Gitti, fatte nel 1979 durante le prove e lo spettacolo tenutosi al Teatro San Leonardo di Bologna. “Confusional Quartet play Demetrio Stratos” ha ricevuto anche il plauso dalla moglie di Stratos e da Paolo Tofani (chitarra degli Area). Enrico Serotti ha risposto ad alcune domande per cercare di comprendere al meglio questo tassello di una avventura artistica che iniziò alla fine degli anni settanta sotto le Due Torri.

Quando avete scoperto queste registrazioni di Stratos?

“Eravamo al corrente da molto tempo dell’esistenza del materiale”.

Quindi avete subito pensato di farci un disco?

“Il ritorno sulle scene della band è stato l’elemento decisivo per intraprendere il progetto”.

Avete lavorato all’album in maniera diversa rispetto ai precedenti capitoli discografici?

“Certamente, in questo caso dovevamo ragionare sull’idea di “quintet”, quindi c’è stata una fase abbastanza articolata di pre-produzione, in cui abbiamo cercato di capire come lavorare sul materiale vocale in maniera per noi interessante. Direi che è un disco più ragionato. Anche nelle parti strumentali siamo stati un po’ “indietro”, vista la presenza importante di Demetrio.

Eravate “nervosi” quando avete fatto sentire l’album alla moglie di Stratos e a Paolo Tofani?

“Eravamo certamente molto interessati ai commenti di chi è stato così vicino a Demetrio. I loro pareri sono stati molto positivi, hanno capito che tutto il progetto è nato da un profondo amore per il lavoro di Stratos, senza secondi fini, che ne so, commerciali, o sterilmente celebrativi. Volevamo un disco contemporaneo, nient’altro. Paolo Tofani ci ha detto che secondo lui Demetrio sarebbe stato contento e questa per noi è stata la ricompensa più grande”.

Nel disco c’è la cover di “Cometa rossa”, rifare brani di altri è nel vostro dna fin dagli albori. Però rifare gli Area risulta più difficile, più intrigante, o più stimolante?

“Siamo molto contenti della nostra versione di “Cometa Rossa”, che in realtà non ha nulla a che vedere con il brano originale, del quale però abbiamo voluto conservare il mood molto energico”.

Come sarà proposto il disco dal vivo?

“Con le parti di Stratos in sequenza e le nostre quattro live. Non avremmo potuto fare diversamente. Ci sarà anche una video proiezione su cui stiamo lavorando”.

Quest’album rappresenta in qualche modo un punto di arrivo per il Confusional Quartet?

“Noi Confusional non arriviamo mai da nessuna parte precisa, siamo imprevedibili e ci piace così, se non ci stupiamo noi per primi di quanto facciamo e non cerchiamo sempre nuovi stimoli non siamo felici”.

Ci puoi raccontare qualcosa sull’archivio sonoro dove avete trovato queste registrazioni?

“Gianni ha un archivio talmente vasto da non sapere neppure lui che cosa ha veramente… per un periodo di tempo ha investito molto su un sistema di catalogazione costruito su misura per lui, ma credo che la mole di lavoro fosse talmente soverchiante da avere a un certo punto rinunciato… ma il bello di questa confusione è che spesso sono le cose a saltarti in mano, a rivelarsi a te. Un archivio zen?”.

Cosa vi aspettate da quest’album?

“Personalmente mi auguro che grazie al disco qualche ragazzo vada a riscoprire il lavoro di Demetrio, per me sarebbe molto gratificante”.

Che effetto fa avere il proprio nome al fianco di quello di Demetrio nei crediti dei brani?

“È un grande onore!”.

CORRIERE DI BOLOGNA

20 maggio 2014

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maggio 2014

Il nome è sicuramente di culto, ma quanti conoscono la storia dell‘underground italiano lo collegheranno subito ai prodromi di quello che all‘epoca si definiva “nuovo rock”. Nel lontano 1980, infatti, fu l'omonimo esordio del Confusional Quartet a inaugurare la produzione in formato LP della Italian Records, l‘etichetta bolognese che diede un imprescindibile impulso – il recentissimo libro “No Input, No Output” edito dalla Sonic Press è in tal senso più che esplicativo – allo sviluppo della new wave di casa nostra. Nella città delle due torri operava anche la band composta da Enrico Serotti (chitarra), Marco Bertoni (tastiere), Lucio Ardito (basso) e Gianni Cuoghi (batteria), che frequentava la stessa, vivacissima scena di Skiantos e Gaznevada ma che vantava caratteristiche parecchio singolari: i ragazzi suonavano musica solo strumentale, non si facevano problemi a dichiarare attinenze ideali con il jazz (all‘inizio si chiamavano Confusional Jazz Rock Quartet: più esplicito di così), amavano i Devo al punto di indossare tute industriali identiche fra loro, benché bianche e non gialle, e avevano come principale cavallo di battaglia una geniale cover di “Nel blu dipinto di blu”, il celeberrimo brano di Domenico Modugno conosciuto dai più come “Volare”. Adorati da alcuni e incompresi da molti, si sciolsero non molto dopo, lasciando solo poche altre tracce del loro sound incalzante, nervoso e futuribile. Poi, quattro anni fa, l‘inatteso ma graditissimo ritorno, concretizzatosi in due album: uno fondamentalmente di prova, “Italia Calibro X” (Ansaldi, 2011), e l’altro ufficiale a tutti gli effetti, l‘eccellente “Confusional Quartet” (Hell Yeah, 2012).

La notizia delle ultime settimane è che il Confusional Quartet – adesso con Claudio Trotta al posto del dimissionario Cuoghi – sta per pubblicare un nuovo lavoro, certo il più atipico di una carriera già tutt‘altro che convenzionale. Uscirà per la Expanded Music, in vinile e CD, il 22 maggio, e certifica il particolarissimo incontro fra il gruppo emiliano e Demetrio Stratos, l‘indimenticato e indimenticabile frontman di quegli Area nei quali sono in tanti a vedere la massima espressione del rock italiano – si perdoni l‘espressione maledettamente riduttiva – di ogni tempo. Scomparso trentaquattrenne il 13 giugno 1979, Stratos è stato uno straordinario sperimentatore delle infinite possibilità dello strumento-voce, come dimostra soprattutto la sua purtroppo esigua eredità solistica. Proprio una performance da lui tenuta a Bologna nel febbraio del 1979 e le relative prove hanno costituito la base di partenza di “Confusional Quartet Play Demetrio Stratos”, la cui copertina minimalista rimanda, coerentemente, al jazz e all‘avanguardia. Quanto accadde sul palco del Teatro San Leonardo venne fissato su nastro dal sound engineer e produttore Gianni Gitti, che in seguito avrebbe lavorato molto strettamente con il Quartetto, e archiviato per trentacinque anni, fino all‘intuizione di recuperarlo ed elaborarlo in studio costruendoci attorno nuove composizioni. Una scelta coraggiosa e ricca di stimoli che, a scanso di equivoci, ha trovato pieno appoggio nella moglie di Stratos, Daniela Ronconi Demetriou, per un risultato nel quale interagiscono “sperimentazione e razionalità, improvvisazione e scrittura rigida, riflessione ed azione”. Il "disclaimer" è del Confusional Quartet, ma potrebbe tranquillamente essere un vecchio slogan degli Area.

In “Confusional Quartet Play Demetrio Stratos” sfilano tredici tracce per una durata totale di circa tre quarti d'ora. Aprono la scaletta la brillante rivisitazione di “Cometa rossa” (da “Caution Radiation Area”, 1974) e una “Manifest'o” che vuole essere un tributo all‘opera del co-protagonista del disco. Il resto del programma segue linee musicali ondivaghe ma non dispersive, all'insegna di una commistione di stili dove gli scarti bruschi convivono con le melodie fluide, i momenti un po‘ spiazzanti con quelli piacevolmente evocativi, i ritmi concitati con le atmosfere dilatate, il tutto punteggiato dagli interventi guidati attraverso le macchine di una voce aliena ma non respingente. Una sorta di colonna sonora nella quale affiorano anche elementi vicini al pop e che, comunque, non si rivela mai davvero ostica, dispensando al contrario suggestioni intense e godibili: nessuno stupore, insomma, che suoi estratti accompagnino un cortometraggio, realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, che sarà proiettato durante le prossime esibizioni della band. Non un‘operazione nostalgica, dunque, né tantomeno una versione alternativa di quelle grottesche speculazioni necrofile care alle major: qui dominano purezza di intenti e creatività. E Demetrio Stratos, ovunque sia, starà sorridendo compiaciuto.

Federico Guglielmi

maggio 2014

Dieci brani inediti e due cover nell'album, in uscita il 22 maggio, che la storica formazione new wave bolognese ha realizzato recuperando le ultime performance del cantante registrate nel 1979 da Gianni Gitti, produttore e tecnico del suono.  I nastri sono stati trattati e manipolati per adeguare il cantato alle musiche (e viceversa).  Un'impresa: ce la racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo.

Nel febbraio del 1979 Demetrio Stratos si esibì al Teatro San Leonardo di Bologna. Un anno prima aveva lasciato gli Area per dedicarsi completamente alle sue sperimentazioni di solista. Il produttore e tecnico del suono Gianni Gitti registrò quella performance in cui il leader degli Area si lasciò andare a libere improvvisazioni, diplofoniche e triplofoniche. Sarebbe stata la sua ultima esibizione prima della prematura scomparsa avvenuta nel giugno dello stesso anno. Dopo 35 anni i Confusional Quartet, band storica della new wave italiana anni Ottanta, ha ripescato dagli archivi di Gitti quei nastri rimasti inediti e li ha musicati. Il 22 maggio sarà pubblicato Confusional Quartet play Demetrio Stratos: 10 brani più due cover (Cometa Rossa e Manifest'o) in cui la voce di Stratos torna a risuonare con la stessa misteriosa forza magica, eco di un tempo immemore.

Racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo bolognese: "Abbiamo percorso con Stratos un sentiero artistico e umano. Gianni Gitti conobbe Demetrio nel 1978 in occasione di una manifestazione che allora si teneva a Bologna, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (Settimana internazionale della Performance). Demetrio Stratos s'innamorò dei microfoni, della perizia tecnica e dei registratori di Gianni Gitti e da quel momento volle sempre lavorare con lui, tutte le volte che poteva capitare l'occasione".

I Confusional Quartet, soprannominati i Devo italiani, conobbero Gitti nel 1977. Ed è stato il quinto Confusional a tutti gli effetti, mentore e primo produttore dell'esordio omonimo del 1980, quello che passò alla storia del rock italiano per la destrutturata e surreale versione di Volare (nel blu dipinto di blu) di Domenico Modugno. Dopo che i nastri sono stati messi a disposizione, il processo di avvicinamento del quartetto all'arte vocale dell'imponente figura di Stratos è stato lento. "Abbiamo ascoltato questi nastri e ci siamo fermati. Da quel momento è iniziato il percorso umano di questo lavoro. Abbiamo incontrato Daniela Ronconi Demetriou, la moglie di Stratos. Ci siamo conosciuti e parlati nel ricordo di tante esperienze con suo marito". 

Capire, entrare nell'animo di Stratos, farsi ispirare dai racconti di un talento naturale nato ad Alessandria d'Egitto, di origini greche, che s'iscrisse all'Università di Milano pur non parlando italiano e che riuscì ad apprenderlo andando al cinema a vedere i film western. "Tutte queste cose ci hanno profondamente affascinato e ispirato. Anche perché dovevamo affrontare questo lavoro con la leggerezza e la velocità con le quali siamo abituati a realizzare le nostre musiche. E quindi, non troppo inchiodati sul fatto che eravamo letteralmente intimoriti ad avere questa voce tra di noi. Per il ricordo e l'ammirazione enorme che abbiamo per Stratos, ma anche perché il Confusional Quartet non ha mai avuto una voce. Per noi è stata un'esperienza molto profonda. Questa fase è durata un anno, quella di scrittura musicale due settimane. Un altro momento molto speciale è stato quando siamo tornati a casa di Demetrio ad ascoltare il nastro del disco insieme alla moglie e alla figlia".

E gli altri Area come l'hanno presa? "C'è stato l'incontro con Paolo Tofani, il chitarrista storico, che non ha nascosto i suoi apprezzamenti: "Complimenti ragazzi - ci ha detto - il lavoro mi è piaciuto molto e secondo me sarebbe piaciuto tantissimo anche a Demetrio perché avete affrontato questo progetto non con la spocchia da filologia musicale alla ricerca del mito della purezza, ma liberamente. E questo si sente eccome, nel disco". Parole che ci hanno sollevato perché dopo tanta full immersion avevamo perso il contatto con quello che avevamo realizzato. Devo aggiungere una cosa molto importante: la registrazione del febbraio del 1979, dopo anni di ricerche e controprove, è l'ultima registrazione fatta in vita da Demetrio Stratos, prima che partisse per gli Stati Uniti. È la testimonianza di un ricerca sulla voce che in quel momento era all'apice. Un potenza della vocalità che sapeva evocare cose incredibilmente antiche quanto moderne".

I nastri hanno subito trattamenti e manipolazioni per adeguare il cantato alle musiche e viceversa. "Sono successe entrambe le cose, abbastanza mescolate tra di loro, grazie a software appositamente preparati per l'utilizzo delle registrazioni. Lavoro che abbiamo condotto io e Enrico Seriotti, il chitarrista, e che avevamo già sperimentato anni prima con un lavoro che riguardava specificatamente la voce, New Machine Voice". 

Catalogare alcuni aspetti della voce, selezionarli, in alcuni casi campionarli, in altri inserire la voce all'interno di ambienti appositamente costruiti dalla band in Ipad o computer. "In altre situazioni abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme, senza modificare il suo cantato. Nel nostra versione di Cometa Rossa, il primo singolo del disco, abbiamo preso l'esatta esibizione di Stratos con gli Area e l'abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni. In un altro brano cover, Manifest'o, abbiamo riportato una parte del discorso di Stratos senza cambiare nulla".

Le nuove generazioni cosa potrebbero trovare di interessante in questo lavoro? "È una domanda che ci siamo fatti anche noi. Nei nostri concerti è forte la presenza giovanile non propriamente amante degli anni 80. Abbiamo anche capito che l'artista Stratos non è molto conosciuto. Del piacere della sperimentazione oggi forse si è persa la scintilla. Il nostro obiettivo è quello di far conoscere Demetrio Stratos, di far percepire che c'è la possibilità di utilizzare la voce in un modo incredibile e originale. E che c'è anche la possibilità artistica di potersi esprimere in un modo che sebbene peschi tantissimo lontano nel passato, riesce a portare il discorso artistico così tanto avanti nel futuro. Questa è la grande eredità che ci ha lasciato il Maestro della voce". Demetrio Stratos è qui e canta ancora con noi.

maggio 2014

Bologna. Il 22 maggio il nuovo disco 'Confusional Quartet play Demetrio Stratos' riprendera' brani del cantante leggendario

maggio 2014

Bologna. Il 22 maggio il nuovo disco 'Confusional Quartet play Demetrio Stratos' riprendera' brani del cantante leggendario

maggio 2014

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area. Si tratta dell'album "Confusional Quartet play Demetrio Stratos", in uscita il prossimo 22 maggio per Expanded Music. 
La storia dietro al disco ha radici lontane: nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla "II Settimana Internazionale della Performance", curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l'inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance da solista prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l'intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce e decidono di ri/suonare la voce di Stratos per far vivere nuove inedite composizioni, una sfida stimolante se si considera che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante.

I fondamenti su cui si regge l'intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie "storte", ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

maggio 2014

Dall'album "Confusional Quartet Play Demetrio Stratos", ecco il video ideato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini. Racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo bolognese: "Abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme, senza modificare il suo cantato. Nella nostra versione di 'Cometa Rossa', il primo singolo del disco, abbiamo preso l'esatta esibizione di Stratos con gli Area e l'abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni...". Nel video, le immagini dell'ex cantante degli Area provengono dal documentario "La voce Stratos" di Luciano D'Onofrio e Monica Affatato (photos copyright di Silvia Lelli)

maggio 2014

L’eredità di Demetrio Stratos ed il suo “ritorno” a sorpresa 

Expanded Music pubblica il nuovo album del Confusional Quartet, con la voce di Demetrio Stratos: libertà, impeto e una miscela unica di strumenti e voce

Dopo la reunion del 2011 e due album, il Confusional Quartet torna in scena con un progetto dalle proporzioni “stratosferiche” che vede la presenza alla voce del leggendario leader degli Area.

Nel decennio a cavallo degli anni ’70, la band bolognese aveva siglato il momento più alto della scena new wave italiana pur rigettando l’istanza d’esser fedeli ad un genere circoscritto. La loro miscela era infatti un’amalgama complessa di frenesie strumentali e campionamenti che fondevano i fondamenti del jazz al rock sperimentale.

Nel 1978 Gianni Gitti, produttore e mentore del loro suono, conobbe e registrò Demetrio alla “II Settimana Internazionale della Performance”, curata da Francesca Alinovi e Roberto Daolio (cui il Confusional Quartet avrebbe preso parte nel 1980!). Nel febbraio del 1979, con al seguito microfoni, mixer e l’inseparabile Revox, Gianni seguì Stratos in quelle che presto si rivelarono le ultime performance soliste prima della sua morte. Con Demetrio partecipò a una esibizione tenuta al Teatro San Leonardo di Bologna e mise su nastro le libere improvvisazioni e sperimentazioni eseguite durante le prove e più tardi anche l’intera esibizione sul palco.

Dopo trentacinque anni i Confusional Quartet vengono a sapere di quel nastro di registrazioni inedite di sola voce di Demetrio che rappresentano la summa dell’esperienza  di questo artista. Decidono di ri/suonare la voce di Stratos e insieme ad essa fare vivere nuove inedite composizioni partendo dalla voce, sfida stimolante dato che il Confusional Quartet è da sempre un gruppo senza cantante. Questa volta la voce c’è! E che voce!

Nelle esecuzioni la  voce di Stratos regala improvvisazioni del tutto peculiari che vanno dalla polifonia vocale agli studi sulle risonanze fino alla poesia sonora. Agli strati del tessuto sonoro fatto di note lunghe, bellissime, cangianti e ricche di armoniche, sono stati sovrapposti gli elementi storici del Confusional Quartet: la chitarra, le tastiere, il basso, la batteria. I pezzi sono cresciuti in modo molto spontaneo, portando suggestioni e ricordi, dando vita ad un disco che è tutt’altro che retorico, nostalgico o celebrativo. Fatta eccezione per “Cometa Rossa”, l’unica cover riconducibile all’attività degli Area presente nel disco, e per “Manifest’o”, un omaggio voluto e sentito al lavoro di Demetrio.

I fondamenti su cui si regge l’intera struttura del disco sono ispirati ai concetti di libertà assoluta e lavoro collettivo con melodie semplici, al limite del banale, armonie “storte”, ritmi movimentati ed irregolari, ambientazioni sonore difficilmente riconducibili ad un genere particolare.

Superando la dimensione musica/supporto/concerto/web, questi brani sono diventati anche la colonna sonora di un cortometraggio realizzato dalla Movie Movie di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che verrà utilizzato durante i concerti.

Fautori speciali del progetto, oltre all’etichetta Expanded Music, sono Gianni Gitti che ha messo a disposizione le registrazioni originali e la moglie di Stratos, Daniela Ronconi  Demetriou, che lo ha incoraggiato e seguito.

maggio 2014

 

maggio 2014

Il 22 maggio uscirà il nuovo lavoro degli Stratos contenente dieci brani inediti e due cover. La storica formazione bolognese ha recuperato le ultime registrazioni del cantante datate 1979. Dopo la reunion del 2011 ed i due album, i Confusional Quartet pubblicano l’album Confusional Quartet play Demetrio Stratos.

I nastri del periodo sono stati trattati in modo da sincronizzare le parole alle musiche. Nel febbraio del 1979 Demetrio Stratos cantò al Teatro San Leonardo di Bologna.

Nel 1978  Demetrio Stratos si dedicò alle sue sperimentazioni di solista. Il produttore e tecnico del suonoGianni Gitti registrò l’esibizione in cui il leader degli Area fece improvvisazioni diplofoniche e triplofoniche.

Nel giugno dello stesso anno morì. I  Confusional Quartet, band storica della new wave italiana, dopo 35 anni hanno recuperato dagli archivi di Gitti i nastri inediti e li hanno musicati.

Proprio il 22 maggio sarà pubblicato Confusional Quartet play Demetrio Stratos costitutito da dieci  brani più due cover, Cometa Rossa e Manifest’o.

Qui la voce di Stratos risuona magicamente come un tempo.

Racconta Marco Bertoni, tastierista del gruppo bolognese: “Abbiamo seguito le linee vocali di Demetrio per suonare insieme, senza modificare il suo cantato. Nella nostra versione di ‘Cometa Rossa’, il primo singolo del disco, abbiamo preso l’esatta esibizione di Stratos con gli Area e l’abbiamo rielaborata secondo i nostri canoni…”.

maggio 2014

 

maggio 2014

 

maggio 2014

 

maggio 2014

 

sito: Mescalina.it

maggio 2013

ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"

Blow Up

novembre 2012


ottobre 2012


ottobre 2012


sito: coolclub.it

ottobre 2012


sito: rockon.it

ottobre 2012


sito: mescalina.it

ottobre 2012


19 ottobre 2012


ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"

comolasgrecas.com

ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"

rollingstonemagazine
.it

ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"
a cura di Michele Kruisinga

molamola.it

10 ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"
a cura di Marco Marchese

roarmagazine.it

10 ottobre 2012


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Presentazione del videoclip
del singolo "Futurfunk"

osservatoriesterni.it

ottobre 2012


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Presentazione del video
del singolo "Futurfunk"

diso.it

3 ottobre 2012


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Presentazione del video
del singolo "Futurfunk"

Musicletter.it

3 ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"
a cura di Jacopo Golisano

indie-eyes.it

2 ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"
a cura di Vittorio Lannutti

Rockon.it

ottobre 2012


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Recensione del Cd
"Confusional Quartet"
a cura di Federico Guglielmi

Il Mucchio

ottobre 2012


XL Repubblica Ottobre 2012

Recensione del Cd
"Confusional Quartet2"
a cura di Michele Chisena
XL di Repubblica

ottobre 2012


Home Page di www.rockit.it
da cui si scarica il singolo
"Futur Funk" e il Remix dei Tempelhof

settembre 2012


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NO WAVE
CONTORSIONI E SPERIMENTAZIONI
DAL CBGB AL TENAX

di Livia Satriano

Testimonianze di
Bisca
Glen Branca
Nina Canal
Confusional Quartet
Rhys Chatham
Mark Cunningham
Jody Harris
Illogico
Arto Lindsay
Lydia Lunch
Steve Piccolo
Rinf
Weasel Walter

CRAC Edizioni
maggio 2012


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RUMORE
marzo 2012
Luca Frazzi


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Repubblica
3 febbraio 2012
Luca Bortolotti

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Corriere di Bologna
3 febbraio 2012
Andrea Tinti

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Corriere di Bologna
15 gennaio 2012
Andrea Tinti

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City Bologna
3 febbraio 2012
Lucio Mazzi